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Aggiornato 15-Feb-2018

 

(la Via dell'innocenza)

(Tecnica per trascendere la tecnica)   

   

MU SHIN  significa letteralmente:  non mente, ma va inteso come senza pensiero cosciente, senza pensare; DŌ significa via, intesa come il via in: Via di raggiun-gimento di uno scopo spirituale. L'idea l'ho avuta meditando sulle arti marziali giapponesi ed è questa: applicare l'arte marziale alla fotografia (o a qualsiasi altro mestiere o arte). Ciò significa seguire l'insegnamento morale degli antichi Maestri Zen (non degli attuali per la maggioranza dei quali l'arte è degenerata in sport) e usare (o meglio essere, come vedremo dopo) la reflex (o il pennello, o lo scalpello, o l'aerografo, o la penna, o...) al posto della spada. Cercando di essere sintetico, ma sufficientemente chiaro, esporrò solo il “succo”:

1) imparare la tecnica del tuo mestiere o professione al meglio, in questo caso tempi, diaframmi, esposizione, ecc. e... dimen-ticarla, perché tanto il corpo la ricorderà automaticamente durante l'azione. Per far ciò è sufficiente usare un solo corpo-macchina, ovvero il tuo strumento preferito, fintanto che lo strumento diventi come un'appendice di te stesso.

2) Quando si sta fotografando (o facendo ciò che ci interessa), cercare di usare l'emisfero destro del nostro cervello (che è addetto al lato creativo di ogni nostra azione) ed eliminare, mentre si sta componendo l'immagine nel mirino (oppure davanti una tela bianca o ad un foglio bianco, ecc...), semplicemente non considerando ogni pensiero discriminante ed inquinante come i pregiudizi, i sentimenti, il bagaglio del già vissuto ecc... È necessario cioè superare ed abolire la deleteria dualità io e altro, in quanto l'arte è unità; per rendersene conto basta guardare una qualsiasi espressione artistica e notare come nel tempo di fruizione dell'opera ci sia sempre quel magico momento in cui si riconosce un “qualcosa” di speciale che non può provenire che da noi stessi; quel “qualcosa” di speciale altro non è che la perfetta armonia, ovvero l'unità, tra noi, l'opera e l'autore, ossia è MU SHIN. Si può percepire questo raggiungendo, anche se per poco, la purezza d'animo del bambino pur rimanendo uomini. A questo punto viene a crearsi spontaneamente come un tutt'uno macchina-fotografo-soggetto e la dualità io e altro viene automaticamente eliminata. Cosi facendo non si “usa” più la fotocamera (o lo strumento che più ci ispira) ma si “è” la fotocamera e il soggetto stesso.

D'ora in poi si potrà “guardare il soggetto dal di dentro” quasi per ogni fotografia e perciò almeno fotografando (o facendo ciò che più ci attrae) saremo realmente noi stessi. Es.: è come quando si va in bicicletta, o a nuotare, o a sciare, ecc... quando si è appresa la tecnica, la si dimentica e si pensa solo a essere. Al momento dello scatto, bisognerà dimenticare anche tutto questo, tanto l'emisfero destro (o sinistro per i mancini) lo ricorderà e opererà appunto in MU SHIN, ovvero senza pensare. L'unica cosa da ricordarsi è quella di usare l'occhio sinistro perché (ed è scientificamente dimostrato) esso è direttamente collegato all'emisfero destro (vedi punto 2) del nostro “computer di bordo”, inoltre è bene ricordarsi di...mettere la pellicola!

 

(the Way of innocence)

(Technique in order to extend the technique)   

   

MU SHIN literally means: without mind, but you must be intended it as without conscious thought, without thinking; DŌ means way, like the way of agreement as the way in: way of attainment of a spiritual aim. I have had the idea meditating on the Japanese martial arts and it is this: to apply the martial art to the photo (or to any other work or art). This means to follow the moral teaching of the ancient Masters Zen (not of the actual ones for the majority of which the art is degenerate in sport) and to use (or better to be, as we will see later) the reflex (or the brush, or the chisel, or the airbrush or the pen, or...) instead of the sword. Trying to be synthetic, but sufficiently clear, I will expose only the “juice”:

1) To learn the technique of your work or profession to the best, in this case times, diaphragms, exposure, etc. and... to forget it, because so much the body will automatically remember it during the action. To do this is enough to use only one body-camera or your preferred tool, up to that the tool becomes as an appendix of yourself.

2) when you are photographing (or doing what interests us), to try to use the right hemisphere of our brain (what it is employed to the creative side of every action of ours) and to eliminate, while you are composing the image in the target (or before a white cloth or to a white sheet, etc...), simply not considering every discriminating and polluting thought as the prejudices, the feelings, the baggage of the already lived etc... is necessary to overcome and to abolish the deleterious duality other and I, because the art is unity; to realize it, is enough to look at any artistic expression and to note during the time of fruition of the work, there is always that magic moment in which it recognizes him a “something” of special that cannot originate which from ourselves; that “something” of special other is not that the perfect harmony or the unity, among us, the work and the author, or rather it is MU SHIN. This can be perceived reaching, even if for few, the purity of mind of a child also remaining men. To this point it comes to spontaneously create as an all one photo camera-subject and the duality me and other is automatically eliminated. Doing this way not itself “it uses” anymore the camera (or the tool that more it inspires us) but him “to be” the camera and the same subject.

From henceforth you it will be able “to behold the subject from the inside” almost for every photo and therefore at least photographing (or doing what more it attracts us) we will really be ourselves. Es.: it is as when you go by bicycle, or to swim, or to ski, etc... when the technique is learned, you forgets her and you think only about to be. During the snap, you will need to also forget all this; so much the right hemisphere (or left for the left-handed) will remember it and it will operate precisely in MU SHIN, or, without thinking. The only thing to remember themselves is that to use the left eye because (and it is scientifically demonstrated) it is directly connected to the right hemisphere (see point 2) of ours “on board computer”, moreover, is a good idea to remember... to put on the film!